lunedì, 23 novembre 2009

appeso


Il piacere della stasi si spinge oltre l'ozio. Si tratta di contemplare la strada senza muovere un passo, di assaporare la piena consapevolezza della propria esistenza: qui, adesso. E basta.

Crescere è capire che non possiamo fare a meno degli altri; è imparare a cercare i propri simili, guidati da strane connessioni scoprirli proprio a un passo da noi.
Crescere è smetterla di subire i micromondi degli altri e crearne uno nostro - aprire la porta e le braccia a chi vogliamo.
La gentilezza è sottovalutata.

Crescere è amare e farsi amare, buttare sul piatto le proprie debolezze, non chiedere più scusa.
E stare lontani dai gretti, dai prepotenti, dai duri di cuore.

 I vostri piccoli sogni di potere mi fanno ridere - l'illusione di chi cerca una felicità nell'ambizione, uno scopo nel successo.

La felicità è solo uno stato mentale.
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martedì, 17 novembre 2009

sabato

E se non mi importasse più? Se decidessi di avere altro da fare, da assaporare, da condividere?
Il peso specifico della vita è così denso che sembra piegare l'orizzonte.
Sono impegnata, non disturbatemi. Non bussate alla mente che sogna e lucida vetri, alla bambina che si rifiuta di imparare, alle mani che vorrebbero testare da capo tutti gli errori, incrinare la scorza delle anime dure.

Quando non si può che andare avanti e dimenticare, lasciare che le ore migliori scivolino via e alzarsi ogni mattina, mettere su il caffè.
Cercavo la grandezza ma mi sono ricreduta. Voglio per me solo ciò di cui ho bisogno, quello che mi mancherebbe se non l'avessi accanto.

Di sabato andiamo al mercato e compriamo funghi, piante aromatiche e pecorino. Di sabato riempiamo la casa di odori e sbattiamo tappeti. Di sabato passeggiamo a lungo nel nostro quartiere e ci sembra Parigi.
E mi sento come se fossi in tutte le città in cui avrei voluto restare e sono partita, nelle case che ho intravisto da tutti i treni del mondo, negli occhi di tutti gli uomini che ho amato.
Solo qui, così. Sulle tue labbra.
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martedì, 10 novembre 2009

lotta di classe

La (colpevole) latitante si affaccia solo un attimo su questi lidi per segnalarvi che se proprio vi andasse di leggere qualcosa di mio, il blog di Scrittori precari ospita il mio racconto Lotta di classe : QUI

Tornerò - prometto.
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categoria: comunicazione di servizio


lunedì, 02 novembre 2009

la mia rivoluzione

Dovrei dirtelo che con te le care e vecchie categorie non si applicano, non hanno mai funzionato. Sei l'unico uomo che conosco del tutto privo di maschilismo, forse per via della tua eccezionale famiglia - che in quanto a stravaganza gareggia con la mia - forse perché siamo due eccezioni che solo insieme acquistano un senso, diventano un essere umano completo e plausibile.

Dovrei dirtelo che accanto a te la normalità non mi spaventa perché possiamo inventarci un mondo senza mettere il naso fuori di casa, dipingere sulle nostre anime i sogni della notte, buttare all'aria tutto solo per riscoprirci amati - e amanti.
Sì, io e te che nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo, che eravamo un cliché destinato a finire male, un ammasso di luoghi comuni, dei nostri peggiori difetti.

Dovrei dirtelo che mi fai venire voglia di dimenticarmi tutto il resto, che quello che non siamo non mi interessa, che in una giornata di pioggia in cui l'Italia va allo sfascio né più né meno del solito voglio solo affondare in piumoni e biscotti allo zenzero. Insieme.

E se lo avessero tutti un amore da stringere in tasca, un amore che illumina il cielo, che ti fa alzare tutte le mattine con un sorriso forse non ci sarebbe bisogno di fuggire, di vergognarci, di odiare il tempo in cui ci troviamo a vivere.

La mia rivoluzione, la mia metafora, la mia metafisica: sei tu.
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categoria: nostalgia


venerdì, 23 ottobre 2009

solitudini e voci

Piove e non abbiamo ombrelli – rinserrate in cappotto e cappuccio, in una preghiera di cui scordo le parole, in una lacrima.

La pioggia ci bagna il viso e le mani mentre mi appoggi addosso la tua fragilità e io ti accarezzo la spalla. Il tempo ti ha rimpicciolita ma non ha cambiato la tua voce sommessa e forte, la tua voce di ricamatrice di provincia, la tua voce gentile.

 

Lo abbiamo accompagnato nel suo ultimo viaggio in una giornata di vento e luce, in uno splendido e gelido pomeriggio di autunno. Erano in tanti a salutarlo, chi sussurrava addio chi arrivederci, a presto. A presto sì, sotto altri cieli, in altre forme, nuove illusioni.

Io non ci credo ma lo sento ovunque e così non ho bisogno di alibi per continuare a parlargli, a volergli bene.
Lo trovo nel colore dei miei occhi, nel taglio delle guance, nell'abete davanti casa che piantò bambino e adesso svetta oltre il tetto.

 

Non sopporto nessuno nonna. Vorrei dirtelo mentre ti lasci abbracciare sotto questo diluvio e mi parli di lapidi e marmisti e nascondi il dolore dietro un sospiro.
Vorrei dirti che sono stufa di tutti, che proverei a chiudere il mondo in una scatola, intero, e noi liberi e soli a correre per i colli, riscoprire il mare.


Non vedi nonna quanto tempo sprecato, quante ore che non tornano sui loro passi, quante brutte facce, quante brutte vite. Spese dietro a sogni di potere e denaro – compra e sarai migliore, sarai l’eletto – o peggio ancora massacrate in sogni di finta arte, nelle stronzate che fanno tendenza, nel vuoto cosmico che ci impongono - che mi imponete.

E i dilemmi esistenziali, le adolescenze infinite, i salvatori della patria, gli utopisti figli di papà, i disgraziati duri di cuore. Ne ho abbastanza di tutti.

 

Non vedi nonna: non sanno amare, non sanno che l’amore è l’unica forza che ribalta il Mondo e il resto è nulla – che quando tutto finisce muore senza lasciare traccia, senza un seme da piantare, una gioia da condividere.

Ma noi ci bagniamo in questo tempio di morte solo per far vincere la vita, solo per far tesoro di ogni gesto, ogni sorriso, ogni parola di troppo che non è bastata.
E buttare via l’orgoglio, gli interessi, le vecchie ferite. Perchè bisogna permettersi di andare avanti e tenere solo il buono, dimenticare per ricordare per sempre – insieme.

Soli, non siamo niente.

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categoria: amarcord -racconti-


giovedì, 15 ottobre 2009

dettagli

La ripeto agli altri
la tua età
per dirla a me stessa
ché davvero non conta
il ricordo non muore

Entreremo abbracciati
saltellando
nell'Era della Memoria

I dettagli scivoleranno
in mito

Vecchie sedie e maglioni adesso
sono pieni di te
non parlano d'altro le porte
di casa
le viti dell'orto
la cuccia del cane

Ma tu sogni altri sogni
e mi stringi la mano

Non si può raccontare
cosa c'è dietro un velo
ma io so che sorridi
da qualche parte
in qualche collina
guardi il lago e sorridi

E davvero - davvero
non conta

postato da Kitiana alle ore 20:55 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: poesie


mercoledì, 14 ottobre 2009

epica privata

Quando sono nata volevi un maschio ma ti sei subito affezionato a quella nipote malaticcia e testarda che ti aiutava a piantare le patate, governare i conigli.
La curo io la bimba, dicevi. E giù piatti di maccheroni e ragù, vino annacquato un poco che fa sangue, giornate a petto nudo al sole per rinforzarmi le ossa, uova bevute a crudo ancora calde di pollaio.

Le tue colazioni da gigante le osservavo ammirata dalla mia seggiolina: partivi da caffellate e tarallucci e approdavi a pane, prosciutto e un gotto di rosso. Poi partivamo tutti e tre per l'uliveto con i vestiti rovesciati: la macchina si arrampicava sui colli finché - come per magia - spuntava nel verde la casina di lamiera e potevamo posare a terra le reti.

Mi insegnavi a togliere le zecche al cane, a giocare a carte, a legare i pomodori, ad andare in bici. Ti arrabbiavi quando salivo sui rami più alti del fico e non volevo scendere, quando rispondevo male, quando mi trovavi addormentata sulle pietre dietro casa come una lucertola.

Urlavi a chi osava superarti in macchina, alla nonna che ti stava troppo addosso, ai nipoti che non mangiavano le tue albicocche, al cane che ti disubbidiva.

Ti immagino nell'inverno del '44 disertore in fuga da Napoli a Bozzano metre rubi i vestiti da civile che una contadina ha lasciato a stendere fuori.
Ti immagino litigare con la tua famiglia d'origine e decidere che non avresti mai più rivolto loro la parola. Ti vedo rispettare quel giuramento ogni giorno per oltre 30 anni.
Ti vedo ragazzino con poca voglia di studiare picchiato dal maestro scappare da scuola e non rimetterci più piede.
Ti vedo precipitare dall'ulivo e restare appeso per quasi un'ora, il ginocchio che cerca di staccarsi dal corpo: ti vedo mentre con uno sforzo di reni finalmente tocchi il suolo, riesci a salvarti la gamba.

E le tue cadute epiche, i ribaltamenti con l'apino che quasi finisci nel fosso, i venti punti alla testa dopo quel volo giù da una piana in gennaio. E le tue piccole invenzioni di legno e acciaio, il tuo laboratorio che odora di mastice e polvere.

Voglio ricordarti così, con il volto fiero e furbo, gli occhi celesti che ridono, la voce molto al di là del volume sopportabile.
Voglio ricordarti franco e testardo, dolce d'improvviso e sempre pronto alla battuta, mentre mandi affanculo la nonna e scappi al bar per una mano di briscola.
Senza vecchiaia, senza malattie, senza incomprensioni e lontananze.
Voglio ricordarti forte e pesante - io in piedi sul seggiolino della bicicletta ti stringo forte, non ti lascio andare via. Ti tengo con me, nonno.
postato da Kitiana alle ore 07:48 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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domenica, 11 ottobre 2009

fuori tempo

Fuori tempo ci si sta con le mani nelle tasche, imbarazzati - lo sguardo che vaga altrove.
La superficialità continua a stupirmi. Così pure il giovanilismo e il finto impegnato. Ma tant'è.
Vorrei scrivere di altro, avrei ben altro da dire ma non trovo le parole e adesso mi sembra tutto così privo di senso. Sono impotente di fronte agli eventi che mi cascano addosso. Ci sono dinamiche, vite, che rotolano per la loro strada da anni e non sarò certo io a farle deviare, a farle inciampare nella pietra che muta tutto. I sentimenti sono giochi pericolosi, sono falle profonde, sedimentate, stratificate. Intangibili.
Così nel corso degli eventi il dispiegarsi di forze oscure ci paralizza. Potessi io tornare all'attimo esatto in cui tutto è iniziato. Ma nel suo prendere vita l'atto era già forza troppo gravida da manovrare. E partendo era già arrivato qui - adesso - si era mangiato già tutto.

Una stagione di silenzi e sassi,
la prosa delle cose senza posto,
il passo un po' distratto, il suo percorso.
Si dà solo così, impietosa e muta,
la calma di provincia e sopra il sole:
la piazza e la maestra pensionata,
le chiacchiere da bar sentite a pezzi,
la vita a compromesso già firmato.
Ma tutto naturale, senza scelta,
timbrato a cartolina mai inviata.
Da qua ti scrivo. A margine del tempo.
E basta poco o niente a fare un mondo:
la tazza col caffè messa in attesa,
l'impresa delle scarpe di appaiarsi
e aprire prospettive sullo sfondo.
Il gioco poi è evitare la deriva,
restare lì aggrappato, respirando.
Importa darsi un centro, dirsi quando.
Ivan Fedeli - Altre resistenze
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venerdì, 09 ottobre 2009

divergere

Divergere si diverge per forza. Siamo treni che non si incontrano mai e se accade è per sbaglio, di nascosto, in qualche stazione di scambio annegata nel nero, persa tra i baracconi industriali.

Siamo piante diverse che aspettano un'ape. Stesso prodotto, marca diversa. Incompatibili.
E' che quel luccichio ci frega, la passione -  il deserto intorno. E il caldo. Fa troppo caldo per stare da soli.

Massì, allora lamentiamoci. Diamo il via alla danza della commiserazione.
Se solo potessi avere ogni giorno tre ore come questa e sì, io da sola nella mia testa, di passaggio nella mia città, nuda nel letto vuoto - il fresco tocco delle lenzuola sul seno.
Se solo ci fossimo conosciuti un giorno, un mese, un'ora prima e se mi fossi messo i calzini verdi con le righe - sì che c'entra, avrei dato un'altra impressione. Mi avresti sorriso allora.

Ti sorridevo ma tu guardavi la pioggia e non avevi scarpe, portavi sandali di cuoio grezzo, le dita violacee a stento contenute dalla fibbia.
Ti potrei elencare ogni vestito indossato, ogni completo intimo, ogni sfumatura di cielo - e i sospiri, le parole incomprese, i bicchieri di vodka.
Quante nozioni sprecate. Le dimenticherò tutte, un giorno.

Dimenticare, si dimentica. Basta chiudere gli occhi e aprire le mani: tutto scivola giù.
E il tempo guarisce sì, ma ci vuole così tanto che il sollievo è inutile.
Arriva quando non serve, quando non ci pensi più e non pensi neppure di non pensarci più.
Arriva quando bevi un caffè corretto, saluti un amico, quando apri un libro, cogli il basilico, ti pettini i capelli.
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giovedì, 08 ottobre 2009

votatemi su wimbledoc

Solo una segnalazione - altrimenti detta spam - veloce.
Il mio racconto Pulizie di primavera gareggia su WIMBLEDOC
il torneo letterario tra riviste e blog collettivi.

Io gioco con gli adorabili veneziani di
Rivista Inutile
contro quelli di Finzioni



Se vi va di leggere il mio racconto e magari pure votarlo lo trovate QUI
Avete tempo per votarmi fino alle 23 circa di sabato 10 ottobre
Conto su di voi eh! :D
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categoria: comunicazione di servizio


Chi sono

Utente: Kitiana
"Scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperta" (Italo Calvino)
Un blog di Ilaria Giannini
Le mie poesie, i miei racconti (li trovate nelle categorie), un guazzabuglio delle cose che amo e che mi colpiscono
Scrivete a ilaria.giannini@gmail.com


FACCIAMO FINTA CHE SIA PER SEMPRE di Ilaria Giannini (Intermezzi Editore)



FACCIAMO FINTA CHE SIA PER SEMPRE SU IBS

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GUARDA IL BOOKTRAILER DEL ROMANZO

IN LIBRERIA:
FIRENZE: EDISON, FELTRINELLI, MEYKADEH

VIAREGGIO: LA VELA, FAHRENHEIT

PIETRASANTA: LIBRERIA NINA

TORRE DEL LAGO: CAFFE' PRISCILLA

MARINA DI MASSA: LIBERI DI LEGGERE (Via Ascoli 42)

MARINA DI PISA: SNOOPY (Via Padre Agostino 11)

EMPOLI: LA RINASCITA, MONDADORI

VICOFORTE (CUNEO): LIBRERIA CONFABULA (Piazza Carlo Emanuele I 19)

TORINO: LIBRERIA IL MELOGRANO (Corso Racconigi 15)

VENEZIA: LIBRERIA LIDOLIBRI (Via Cerigo 3, Venezia Lido)

ORTE (VT): LIBRERIA IL GORILLA E L'ALLIGATORE (Via G. Matteotti 41)

ROMA: LO YETI (Via Perugia 4 - Pigneto) LIBRERIA ALEGRE (Circonvallazione Casilina 74) LIBRERIA TUBA (Via del Pigneto 19) LIBRERIA TROISI (Via dei Reti 11 - San Lorenzo LIBRERIA GABI (Via Gabi 30/a)

IL PRIMO CAPITOLO DEL MIO NUOVO ROMANZO (ANCORA IN STESURA): I PROVINCIALI


RIEN NE VA PLUS
A cura di Enrico Piscitelli

contiene il mio racconto
ESTATE 1989

RIEN NE VA PLUS SU IBS



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