lunedì, 19 maggio 2008

requiem

Cara Kitiana
è giunto il momento che tu ricongiunga lo strappo. Intendo quello tra te e la tua generazione. E dai, non mettere il broncio. Sapevi che sarebbe successo prima o poi. Ti stai riallineando con il mondo, con la realtà dove vive di solito la gente. 
E' inutile che adesso ti lamenti di avere un background emozionale troppo diverso per stare bene in questa dimensione. Ognuno è le scelte che ha fatto e tu sei stata per troppo tempo una che viveva solo per se stessa, ostinatamente contro ogni cosa che fosse cool.
Pensi che agli altri non costi niente inserirsi?
Tu al massimo sei stata inserita in un gruppo di sfigati di paese che discuteva sull'esistenza di un dio e beveva grappa scadente. Dai, togliti dalla faccia quel sorrisino di autocompiacimento. Tanto quei tempi sono finiti e in fondo, diciamocelo, poteva andarti peggio. Potevi rimanere in quel bar a bere sambuca e moretti da 66, potevi rimanere a lamentarti che tutti i locali decenti hanno chiuso e ripiegare su una briscola a quattro.
Se poi parliamo del sentirsi soli, anche all'epoca non è che tu ti confidassi più di tanto. Preferivi mimetizzarti con le sedie, il tavolo da biliardo, il ju-box rotto. Preferivi che una scaglia di quello che eri rilucesse a chi aveva occhi per intravederla e affanculo gli altri. D'altronde, fai ancora così.
Devi solo accettare di essere cresciuta. "A 19 anni la mia adolescenza è morta. Mi sono accorta del decesso quando ne avevo 22" hai scritto. Adesso, a 26, devi solo deciderti a sotterrare il cadavere. Prima che il tanfo diventi insopportabile.

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sabato, 17 maggio 2008

SCATOLE DI LATTA

Diventerò come voi
a lucidare scatole di latta
come fosse luce di luna

Mi glorierò delle mie mani ossute
di un talento giocato male
di un'elemosina di illusione

Spezzerò lo specchio
e non mi ferirò
guarderò nel pozzo
senza annegare 

Saprò leggere le ombre
come onde d'inverno

Spararmi dritto in bocca
senza sbagliere mira

postato da Kitiana alle ore 22:45 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 17 maggio 2008

NOTTURNO

All'improvviso inforco la mia vecchia bicicletta e percorro le strade di una Pisa notturna. L'aria è tagliente come cristallo, il freddo amplifica le mie sensazioni.
Tutto è de
serto.
Solo lo scivolare lento delle ruote sull'asfalto, solo il  fiato che si congela nel vento, solo l'incedere faticoso delle scarpe sui pedali.
Sono qui per un motivo preciso, ma non ricordo quale.
Salgo sul cavalcavia che porta alla mia prima casa e i ricordi mi sovrastano. Le mattine piovose, l'ombrello in equilibrio sul manubrio, i capelli raccolti nella sciarpa, lo zaino che si inzuppa nel cestino. Ma anche il fresco sapore di inizio primavera e l'odore acre del sudore che scende nell'incavo dei seni.
Raggiungo la cima e sotto di me si stendono le luci della città.
Con un colpo della mano le spengo, una ad una, e il mio sguardo accende il firmamento.
Le stelle sono uno spettacolo destinato a me soltanto.
All'improvviso ricordo perchè mi trovo lì, in quel preciso istante.
Appoggio la bicicletta alla ringhiera e mi sdraio al centro della strada.
Tutto è silenzio e luce.
Mi sto solo riprendendo la mia vita.

postato da Kitiana alle ore 17:04 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 15 maggio 2008

CATRAME IN GOLA

Ci sono giorni che l'aria
è catrame che non si ingolla
apri la bocca
ma escono solo lacrime

E rivorresti un sogno, uno scampolo, un'idea

Solo ieri era luce, eri strada, eri futuro

Adesso annaspi
come foglia stropicciata, vecchio asciugamano, velo di polvere

Così muoiono le stelle dentro noi
e ci costringono a mutare forma

Ma io devo urlare
anche se nessuno ascolta

Anche se questo talento per la vita
è solo lo scontrino usato di un bar
pescato in fondo alle tasche

postato da Kitiana alle ore 17:35 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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giovedì, 15 maggio 2008

STOP

IL MIO CERVELLO E' IN SCIOPERO.
SONO ANNOIATA DA ME STESSA.

postato da Kitiana alle ore 10:46 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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mercoledì, 14 maggio 2008

I MILANESI AMMAZZANO IL SABATO

Le piccole iene sono tornate e assomigliano molto a dei camaleonti.
Al primo ascolto dell'ultima fatica degli Afterhours ho storto un poco la bocca e, da buona fan di vecchia data, ho pensato che avessero ripetuto un album sullo stile di Non è per sempre, troppo pop, troppo orecchiabile, un po' vuoto.
Poi, dato che in fondo voglio bene a Manuel e condivido con lui parecchie turbe mentali, ho teso pazientemente l'orecchio.
Il risultato? E' un disco eccezionale, profondo nei testi, lontano per certe sonorità da quel che mi aspettavo e questo è il suo lato migliore (diciamocelo, non è certo il primo album in cui gli After si scompongono e si ricompongono come un castello di lego).
La critica a questo album che ho sentito più in giro è il fatto che nel disco ci sarebbe troppo del vissuto di Manuel Agnelli, eccessivi accenni alla sua paternità.
A prescindere dal fatto che lui da sempre racconta la sua vita e le sue psicosi nelle canzoni degli Afterhours (di cosa vi lamentate, quindi?) sono i punti che io ho trovato più commoventi e veri.

"ma il sortilegio questa notte svanirà
togliti il buio amor, le mutandine e il tuo dolore
voglio scoparti fino a farti ridere
questo bambino ci salverà
piange per dirci che sa
che dalla noia nascon fiori unici"

"e non è speciale, ma è per te
e non sa di niente, ma di te
tu che questo figlio non lo vuoi
e io, non so, e io non so
Musa di nessuno che non sai di niente
ma di te
che mi guardi ed io non capirò"

Ho come l'impressione che certe fissazioni di Manuel che si riflettevano nelle sue canzoni si siano se non risolte, per lo meno placate: l'angoscia del tempo che passa, il sentirsi inadatti al volo, il vuoto dietro le relazioni umane.
Una speranza che mi passa questo album è che possa succedere anche a me, un giorno, di varcare quella soglia di maturazione, di soffrire di meno, o almeno in maniera diversa, di conoscere una felicità che non sia solo il breve sfavillare di un raggio di luce, ma la sensazione duratura del suo calore.

postato da Kitiana alle ore 18:19 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: cinema e video


lunedì, 12 maggio 2008

THE WEIGHT OF THE WORLD

"It's the weight of the world, I know, as I'm struggling to be
Lightly falling through a whisper, you're scared"
BRMC

A volte odio il fatto di avere un sogno così grande.
Lo odio perchè mi rende impossibile accontentarmi di quello che ho, che pure è un bel lavoro, fortissimamente desiderato e raggiunto con sacrifici non indifferenti.
Lo odio ancora di più perchè mi sento inadeguata di fronte a questo sogno.
Mi chiedo quanto ci credo davvero e quanto invece sia solo ormai una forma mentis che mi deriva dal mio vissuto o, peggio ancora, che sia divenuto solo un'ancora a cui aggrapparmi per convincermi che la mia vita ha ancora uno scopo artistico, che il mio senso della responsabilità non mi ha chiuso del tutto le porte della sensibilità.

Ho sempre messo avanti a tutto obiettivi che il mondo mi indicava come i più concreti. Mi sono laureata con lode in tre anni, ho fatto un master, ho trovato lavoro non appena finito, mi sono barcamenata in mille occupazioni per mantenermi durante gli studi.
Ho ritagliato il poco tempo che mi rimaneva per scrivere, scampoli di vita che riuscivo a riversare nella mia passione, pensando che quando fossi ''arrivata'' avrei potuto dedicare anima e corpo alla scrittura.
E se invece fosse troppo tardi?

Forse voglio solo sperare che quella ragazzina che passava i suoi pomeriggi nascosta in un capanno sul lago a scrivere e a sfondarsi di Pink Floyd non sia morta del tutto.
Perchè se l'avessi uccisa non saprei mai perdonarmelo.

 

postato da Kitiana alle ore 08:08 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: nostalgia


sabato, 10 maggio 2008

LE STELLE IMPALLIDISCONO

Mi agito nel letto senza trovare riposo. La casa scriocciola e le fondamenta del mio sonno sono troppo fragili. Scendo dal letto e rabbrividisco nella camicia da notte di lino. Mi butto il cardigan di lana addosso e in silenzio esco dalla stanza.
Sono le quattro e mezzo di mattino e l'estate è una promessa in arrivo.
Entro in soffitta e apro il lucernario. Le stelle già impallidiscono.
Salgo su una sedia e mi arrampico sul tetto. Le tegole sotto i piedi sono gelate, tiro le ginocchia verso il seno e mi stringo nel cardigan.
Davanti a me la Pania saluta la notte. Le porte dell'alba si schiudono e un calore rosato avvolge la cima dei monti.
Un manto di luce si appoggia sull'orizzonte, il cielo scolora nel turchese.
Il castagni si accendono lentamente di verde, come una fila di candele mosse da mano invisibile.
Gli occhi si tingono di colori nuovi, la pelle assapora quella brezza pungente.
Vorrei che il tempo si fermasse adesso. Vorrei conoscere una musica adatta a questo passaggio di consegne. Ma ho solo undici anni e in casa c'è neppure uno stereo.
Il vento muove i miei capelli e già i primi raggi accarezzano il paese.
Le montagne adesso risplendono di arancio e d'oro.
Una voce da dentro mi chiama per nome.
La bellezza è un punto in equilibrio tra il mattino e la notte che svapora in fretta.
Ne trattengo il sapore sulle labbra, finchè posso.

postato da Kitiana alle ore 13:29 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: nostalgia


giovedì, 08 maggio 2008

LA VITA ERA ALTROVE

Ci hai provato ma adesso
non puoi più fingere
di manovare la gravità

Cammini sull'acqua
ma è illusione

Tagli il fegato
e lo mangi a colazione

Il mascara non copre
 ombre azzurre
in fondo agli occhi

Balli sul baratro adesso che
la musica è finita

Riprenditi il tuo sangue freddo
la tua noncuranza
la tua maturità

Mentre pensavi a vivere
la vita era a spasso
altrove

postato da Kitiana alle ore 07:31 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: in versi


martedì, 06 maggio 2008

I PROVINCIALI - LAURA (2)

Il taxi si fermò davanti alla casa in pietra e Laura si morse le labbra.
Era cambiato tutto eppure ogni cosa pareva immutata. Persino il riflesso del sole tra le fronde del platano sembrava essere rimasto lo stesso.
Sparita la rastrelliera delle biciclette, svanito il cespuglio di mirro e poi, come mai le rose non erano ancora sbocciate? La mano di vernice azzurra alla cancellata sembrava cosa recente, ma n
on era sufficente a lavare via i segni del tempo.
Laura scese e pagò il tassista, poi si addentrò lungo il vialetto e poggiò a terra la borsa.
Era a casa.
Bussò alla porta e attese con l'anima in gola che il rumore delle ciabatte di sua madre la accogliesse. Strinse i pugni e per un secondo si pentì di non essere rimasta nel suo appartamento a Roma, con i suoi libri, i suoi gatti e i suoi amici. Per un attimo le parve solo una pagliacciata quel suo ritorno e desiderò di poter scomparire prima che lei aprisse la porta e la vedesse. Lì, immobile, in quel corpo dimagrito, con quei ridicoli capelli corti cresciuti male dopo l'ultima chemio.
La porta si aprì e Maria fissò la figlia. "Che ci fa tu qui?" sussurrò e fece un passo avanti.
"Ciao mamma, ti disturbo?"
"Se mi disturba, dice. Sette anni che non ti vedo e solo questo mi dici! Entra, forza, che i vicini ci vedono" ordinò e Laura varcò la soglia.
L'odore di biscotti all'anice, di libri impolverati e di acqua di colonia la stordì.
"Scusa... era molto tempo che volevo chiamarti, ma non trovavo il coraggio. Alla fine era molto più semplice venire qui"
"Sei sempre la solita! Avresti potuto telefonare, almeno ti avrei preparato qualcosa"
"Non importa mamma, ho mangiato in treno"
"Delle schifezze come sempre immagino" sentenziò Maria e si sedette al tavolo della cucina. Solo allora, fissando la figlia, notò le occhiaie profonde, la pelle sciupata, le labbra esangui.
"Laura ma cosa hai fatto? Stai male?"
Lei si tolse il cappello e lasciò che lo sguardo di sua madre si posasse sui suoi capelli.
"Sei entrata in una setta?" esclamò Maria e Laura scoppiò a ridere.
Rise fino alle lacrime, accasciata sul tavolo, mentre i singhiozzi la scuotevano e le forze venivano meno.
Maria si alzò e la abbracciò.
"Sono stata male mamma, molto. Sono venuta a casa per riprendermi. Il dottore mi ha detto che mi serve molto riposo e aria pulita" sussurrò Laura e si stupì di come quella bugia le fosse scivolata fuori dalle labbra senza neppure averla pensata.
All'improvviso aveva capito quanto fosse stato egoista il proposito che l'aveva condotta un'ultima volta a Bozzano. Non poteva scaricare quel peso addosso a sua madre.
Anche se forse sarebbe stato l'unico gesto in grado di riavvicinarle, non ne era capace.
Forse prima della fine le avrebbe confessato la verità. O forse lei avrebbe capito tutto da sola, come sempre, e non ci sarebbe stato bisogno di parole.

postato da Kitiana alle ore 07:42 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: i provinciali


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...scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperta... (italo calvino) ***********Storie a puntate, come si faceva una volta sulle mai abbastanza rimpiante riviste letterarie****************************** Per chi ha voglia di gustarsi una storia un boccone alla volta***************************** *****scrivete, suggerite e criticate a traccenellarete@gmail.com **** *************i consigli più belli potrebbero cambiare l'esito della storia*****


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